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COMINCIAMO DA QUI

Avere un blog dove scrivere che mi piace scrivere mi sembra inutile.

Se ho un blog è perchè amo scrivere. E’ scontato.

Per questo preferisco che l’avventura del mio blog cominci con il condividere con voi un’esperienza che è legata alla dimensione dell’essere giovani oggi in Italia.

Le parole chiavi sono: lavoro-precariato-giovani-italia.

Un po’ di tempo fa ero arrabbiata, delusa, inacidita dal fatto che nonostante sforzi su sforzi non riuscissi a trovare un lavoro decente. Allora visto che i giornali, i media, e compagnia bella parlano sempre di noi, mi sono detta: se parlano di me, di me donna, di me giovane, di me bambocciona, di me laureata in filosofia, di me precaria, è giusto che dica la mia.

Con gli strumenti che ho a disposizione: carta e penna, anzi e-mail e times new roman.

Così mi sono piazzata davanti al pc e ho mandato una lettera -sfogo al quotidiano La Repubblica. Ho mandato una lettera-sfogo al settimanale L’Espresso, ho mandato una lettera -sfogo al giornalista Giampaolo Pansa.

Qui sotto ci sono le mie parole. Ma quelle sono meno importanti rispetto alle decine e decine e decine di risposte che ho avuto.

Di solidarietà, di condivisione, di critica.

Voglio cominciare questo blog quindi come ringraziamento a tutti quelli che mi hanno letto e risposto e quindi come spazio per raccontare questa storia e i protagonisti, ragazzi come me, mamme, nonni, professionisti, pensionati, ai quali davvero un grazie di cuore per le loro parole.

L’essere travolta da un mare di altre lettere-sfogo dimostra che quello che ho vissuto e che in parte vivo ancora, è una tinta forte che imbratta da troppi anni faccia e mani di un’Italia che non si desta proprio.

Sonia

INCHIOSTRO ARRABBIATO

Questa è la prima lettera sfogo che ho scritto alla Repubblica e all’Espresso.

L’anno scorso. Fine anno. Settembre 2007. Mi ero laureata nel 2004 in Filosofia. Dopo alti e bassi, ancora ero nei “bassi”. Collaboravo con qualche giornale, con qualche casa editrice, cose belle certo ma lavori da funamboli, non sai da un giorno all’altro quando qualcuno ti dà la spinta e puff ti trovi gambe all’aria. Soprattutto – messi insieme – quei lavori non ne facevano uno.

= niente contributi=niente autonomia=niente pensiero positivo sul futuro.

Provavo a difendermi con corazze d’ ironia, autoironia e dintorni.

Ma quel giorno proprio straripavo di incazzatura…

Gentile Direttore,

sono arrabbiata. Tanto.
Ho 25 anni e l’urgenza di credere che l’Italia che sto vivendo sia un brutto scherzo.
Lo so, lo so. Un giorno mentre sfoglierò l’Espresso verrà fuori uno di quei pagliaccetti a molla e un titolo a caratteri cubitali: “ci siete cascati italiani!” Allora scoppierò in una risata isterica mista a pianto, ma sarò comunque grata al deus ex machina che ha riportato l’ordine e smascherato la burla.
Non capisco, davvero non capisco perché non riesco a trovare un buon lavoro, perché non potrò avere una pensione, perché sono costretta a fare mesi e mesi di stage spesso non retribuiti.
Non sono sola. Chiaro. Siamo una generazione cresciuta da genitori convinti che la scuola e l’università avrebbero garantito ai pargoli onore e gloria.
Ho abitato una delle più grosse bolle del miracolo atteso e mai realizzato. Cresciuta (lo ammetto) nell’ovatta, nella sicurezza, multimedialità, cosmopolitismo, emancipazione,
La bolla è scoppiata e ho tutta la schiuma appiccicata sulla faccia. E non ha il dolce gusto del chewingum.
Quanto sono più informata oggi? Quanto sono più colta oggi? Quanto sono più libera oggi? Accessori. Sono solo piena di accessori e niente di essenziale. Come accessori sono gli inutili corsi corsini, master e compagnia bella che ci propinano dopo anni di studi e spese già sostenute.
Eppure pensavo che l’impegno fosse premiato, che la serietà e la correttezza fossero un pregio. Eppure a livello teorico io sono la risposta a quel panorama buio e cupo che tanto riempie la bocca dei sociologi:
- I ragazzi non leggono più: io leggo! Anche le etichette.
- I ragazzi sono poco puntuali e disorganizzati e non vogliono fare sacrifici: io sono talmente seria che spavento i corteggiatori, talmente puntuale da arrivare in anticipo, talmente organizzata da starmi antipatica da sola.
- I ragazzi si laureano tardi: io mi sono laureata in 3 anni e mezzo… perché nessun datore di lavoro viene ad accogliermi con le braccia aperte?
Sono caduta dal nido. Non riesco a volare.
Anche i nostri rappresentanti politici sembrano non riuscire più a volare.
Come goffe galline ovaiole scaldano le poltrone. E basta.
Icaro. Se ci sei batti un colpo (d’ala, s’intende).

Sonia Cosco

PRIMA RISPOSTA

Click. E-mail spedita.

Dopo due giorni torno a casa dopo una visita familiare.

E’ sera. I miei stanno leggendo L’Espresso e li vedo ridacchiare. Cosa ci sarà da ridere leggendo L’Espresso, mi chiedo? Quel giornale ha tanti pregi ma non quello di mettere allegria alle 23 di una sera in cui siamo stanchi di macchina e km subìti da poco…

Poi mi fanno vedere.

Avevano pubblicato la mia lettera con la risposta della giornalista Stefania Rossini.

Eccola:

Cara Sonia, che cosa posso dirle per consolare la sua rabbia così ben raccontata? Che non tutti i politici sono galline ovaiole? Non mi crederebbe. Che la sua situazione è condivisa da milioni di ragazzi della sua età in Italia e negli altri Paesi? Lo sa già. Che statisticamente nel giro di tre anni la maggioranza dei laureati trova un lavoro stabile? Vorrebbe sapere se è un lavoro degno del suo livello di preparazione, palesemente buono. Si vede da come scrive e dall’autoironia con cui accompagna il suo disincanto. Doti ormai rare che l’aiuteranno a “volare” anche in questi tempi di grave turbolenza.

Stefania Rossini

Pesantezze precarie a parte, oggi non si può ignorare un evento miracoloso: c’è il sole! Io senza sole sono triste, annoiata, sgorbutica, intollerante, e dopo un mese quasi di pioggia divento un concentrato al gusto di malinconia. Invece stamattina il sole diventa l’amico più caro di Icaro e delle sue ali. E anche se le scioglie le ali, chissenefrega… il calore è una cosa bellissima e i colori sono una cosa bellissima…

Qui sotto la risposta di Corrado Augias sulla Repubblica del 15 settembre 2007 alla lettera di Sonia alias Icaro alias meteoropatica alias faccetta che sorride :-)

e alla lettera di un ragazzo che studia Lettere a Bologna che sottolinea come alcune manifestazioni tipo V-day, rappresentino l’unico spazio alternativo alla politica elitaria di destra e sinistra, ai gruppi consolidati di potere presenti in tutta la scala sociale, all’autismo della classe dirigente che non sa relazionarsi con nessuno se non con se stessa.

E se l’unico modo per reagire è una parolaccia che divento evento, direi che non siamo messi bene…

“Se avessi un’azienda una ragazza che scrive una lettera così, con questa chiarezza e questa vivacità, non me la lascerei scappare. Invece nella confusione e nel disincanto, meritevoli e fannulloni, quelli che hanno studiato davvero e quelli che hanno rubato gli esami, finiscono spesso nello stesso mucchio. Lo so che la congiuntura non è favorevole, che le aziende investono poco sul futuro, che la legge Biagi, nata per facilitare l’inserimento dei giovani, viene usata al contrario. Però c’è anche dell’altro. C’è che oggi i concorsi sono sovente truccati con risultati predefiniti, che di selezioni nelle aziende se ne fanno poche, che lo spazio lasciato alle nuove generazioni è troppo esiguo. Un altro giovane lettore, Antonio Piccirilli (studente di Lettere a Bologna) mi scrive per rimproverare Eugenio Scalfari, Serra e me di non aver capito nulla del ‘V-day’, che strumenti meno grossoloani di partecipazione semplicemente non ce ne sono. “Mi piacerebbe chiedervi quali sarebbero, scrive, visto che televisioni e giornali sono praticamente proprietà dei partiti e i politici hanno abbandonato l’abitudine di andare ad ascoltare le persone comuni nelle piazze, nei luoghi di lavoro o nelle università”. Le parole con le quali chiude sono molto dure ma come si fa a non condividerle? “La scelta di marciare sotto un cartello con la scritta ‘vaffanculo’ è stata consapevole, dettata dalla disperazione di non riuscire a intervenire nella vita politica del paese”. Che si può rispondere in una rubrica di posta ad analisi così lucide, manifestate con tale intensità? Continuate a lottare, verranno tempi migliori? Qualche volta l’ho scritto. Non so se oggi lo ripeterei”.

Corrado Augias

STA ARRIVANDO…

Lui era un poeta, meraviglioso, intenso, appassionato…

Enrico Bonino ( in collaborazione con DiEtRoLeQuInTe e SDAC di Genova) sta preparando per lui un omaggio…

La sua storia, la sua poesia, la sua morte…

Fissate su una pellicola…

Presto la vedremo…

Galleria fotografica dal set del nuovo cortometraggio prodotto dal DiEtRoLeQuInTe.

“Garcìa”, scritto e prodotto da Enrico Bonino e Stefano De Felici per la regia di Enrico Bonino, è attualmente in post-produzione. Nel cast, Pietro Genuardi ( Ivan Bettini nella fiction “Centovetrine”) che interpreta il poeta Garcia Lorca e Claudio Gianetto (attore e doppiatore) calato nei panni dell’amico.

Le location: il mare di Albisola, il teatro Chiabrera di Savona, il fortino della Conca Verde…

Ah, dimenticavo il corto è tratto da un mio racconto :-)

Foto: Simone Colferai


Un proverbio cinese dice: “ogni uomo in vita sua dovrebbe piantare un albero, fare un figlio e scrivere un libro”.

Io ho cominciato dalla fine ( come al solito faccio sempre le cose al contrario:-)) Per il resto direi che c’è tempo… ma a proposito… deve essere proprio un albero albero… cioè i fiori non valgono???

Un’isola lontana, un profeta che impone la sua Legge, una donna che vuole liberarsene, rivoluzioni sentimentali e morali. Questi gli ingredienti del mio primo piccolo romanzo, in cui, l’ambientazione nel futuro, è solo un pretesto per riflettere sul presente…

Siamo nel 2200 d.C., in un’isola del Mediterraneo dove un gruppo di persone ha deciso di rifugiarsi e di costituire una nuova civiltà autarchica, basata sull’esasperazione del principio di uguaglianza e di cultura. Omos, il profeta che ha creato la nuova civiltà, impone una legge che si richiama formalmente all’antica cultura greca ma che in realtà si rivela essere una dittatura culturale e morale. Attraverso la voce narrante e i sogni della protagonista Calipso, scultrice di professione, percorriamo il viaggio personale che la porterà a mettere in discussione non solo il proprio modo di essere e la relazione con la donna che ama, ma l’interno sistema in cui è nata. Calipso pagherà a caro prezzo il suo desiderio di consapevolezza e forse sarà proprio il “Mondo Lontano” da cui il suo popolo è fuggito tanti secoli prima, a salvarla dalla morte.

Se avete voglia di dare un’occhiata al libro e , perchè no :-) ordinarlo, il sito della casa editrice è www.edizionimontag.com

Collana “Gli Orizzonti”

LE DONNE LO SANNO – ANTOLOGIA

AA.VV.

LE DONNE LO SANNO con i racconti di Lina Anielli, Sonia Cosco, Cristina Origone, Gabriella Saracco – prefazione di Fabrizio Bianchini- autore del libro “La banda del grano”. In copertina l’attrice Marika Ceregini

Dalla quarta di copertina:

“Metti insieme quattro bravi scrittrici e falle parlare di donne. Ecco che l’universo femminile sarà svicerato in ogni signolo aspetto, senza ipocrisie, falsi moralismi o luoghi comuni. Le dodici storie presenti in questa antologia, firmate da Lina Anielli, Sonia Cosco, Cristina Origone, Gabriella Saracco, sono dodici piccole perle che parlano d’amore, di vita quotidiana, di lavoro, di morte. Alla fine, girata l’ultima pagina, rimane la convinzione che le storie siano quelle giuste, esattamente quelle che servivano.”

Insomma leggeteci, non vi deluderemo!!!! :-)

Il sito di riferimento per ordinare l’antologia è www.edizionimontag.com

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